"Wonderland", speciale su "Taxi Driver" di Scorsese
A cinquant’anni dalla sua uscita, “Taxi Driver” continua a essere uno dei film più perturbanti, influenti e discussi della storia del cinema. Con uno speciale monografico, “Wonderland”, in onda domani, martedì 10 febbraio alle 23,05 su Rai 4, si focalizza sulla pellicola, arrivata nei cinema nel 1976, Palma d’Oro a Cannes, capolavoro di Martin Scorsese che ha intercettato come pochi altri il malessere profondo dell’America post-Vietnam e post-Watergate, trasformando la deriva individuale di un uomo solo in una spietata fotografia di un’intera società.
Un approfondimento che vuole attraversare il mito, la genesi e l’eredità del film, ricostruendo il contesto storico, culturale e urbano da cui nasce il personaggio di Travis Bickle, un reduce del Vietnam, insonne, alienato, che guida un taxi nella New York notturna e degradata degli anni Settanta: una città ferita dalla crisi economica e dal disagio sociale, violenta, attraversata da razzismo, solitudine e pulsioni autodistruttive. È qui che prende forma uno degli antieroi più radicali del cinema moderno, incarnato da un indimenticabile Robert De Niro.
Lo speciale ripercorre l’incontro decisivo tra Scorsese, la produttrice Julia Phillips e lo sceneggiatore Paul Schrader, che riversa nel film le proprie ossessioni autobiografiche, le sue letture esistenzialiste e l’educazione calvinista. Attraverso rare immagini d’archivio, materiali di repertorio e interviste d’epoca al regista e allo sceneggiatore, “Wonderland” indaga ogni aspetto di “Taxi Driver”: la regia febbrile, la fotografia iperrealista di Michael Chapman, le influenze artistiche e cinematografiche di Scorsese, fino all’uscita in sala, il successo e la stagione dei premi con conseguente delusione alla cerimonia degli Oscar del 1977. “Per la mia prima sceneggiatura, “Taxi Driver”, il problema era la solitudine, una solitudine maschile adolescenziale paralizzante, il vagare, il non parlare con le persone – ha dichiarato Schrader -. E mi imbattei nella metafora del taxi, e sembrava racchiudere ciò che provavo: questa grande bara d’acciaio che fluttua nelle fogne della città, e dentro questa bara c’è un uomo che sembra circondato da persone, ma è assolutamente solo”.
Ampio spazio è dedicato anche alla ricezione dell’opera e alla sua eredità: dalle accuse di apologia della violenza, fino alla sua capacità di anticipare il presente. Travis Bickle come figura ambigua e profetica, sospesa tra vittima e carnefice, sintomo di un disagio che il cinema ha continuato a interrogare nei decenni successivi. Da “Taxi Driver” si irradia infatti un immaginario che attraversa il thriller psicologico, il cinema urbano, il racconto dell’uomo isolato contro il mondo.
Lo speciale di “Wonderland” non celebra, dunque, soltanto un grande film, ma riflette su ciò che questa pellicola continua a dirci oggi: sulla normalizzazione della violenza, sullo sguardo maschile, sul rapporto tra individuo e società. Cinquant’anni dopo, il viaggio notturno di Travis Bickle non è ancora finito.