"Wonderland"
“Chris farebbe qualsiasi cosa per sua moglie. Darebbe la sua stessa vita per lei […] arrivare all’estremo di rapire un giovane e incatenarlo… sembra folle, perché è folle… incatenarlo nel seminterrato, tutto per amore di sua moglie, per restituirle quel figlio. Tematicamente lo trovo straordinario”: L’attore Stephen Graham parla così del suo personaggio nel thriller “Good Boy”, film al centro della nuova puntata di “Wonderland”, in onda martedì 3 marzo alle 23.15 su Rai 4 (canale 21 del digitale terrestre).
Con “Good Boy”, il regista Jan Komasa torna a interrogare i meccanismi del controllo sociale dopo “Corpus Christi” e “The Hater”, firmando una fiaba nera sull’imposizione della “normalità”. Al centro del film, la coppia di attori interpretata dal “carnefice” Stephen Graham e dalla “vittima” Anson Boon, che danno volto a un esperimento domestico che intreccia il trauma della perdita con una forma di educazione decisamente fuori dal comune. “Good Boy” arriva in sala il 6 marzo e “Wonderland” ha potuto approfondire i temi alla base del film attraverso le interviste ai due attori protagonisti, incontrati all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, dove Anson Boon ha vinto il Premio “Vittorio Gassman” come migliore attore.
A seguire, “Wonderland” torna a esplorare i nuovi territori della tecnologia con la seconda parte dell’Indagine sull’IA. Dal primo corso di informatica all’Università di Pisa alle connessioni pionieristiche del CNR, l’Italia è stata laboratorio d’eccellenza della rete. Oggi però la domanda è: chi governa davvero l’IA? Provano a dare una risposta gli esperti che “Wonderland” ha intervistato all’ultima edizione dell’Internet Festival di Pisa.
Il magazine di Rai Cultura dedica la copertina CULT della settimana al nuovo film di Richard Linklater, “Nouvelle Vague”. Nel 1959 un giovane critico dei Cahiers du Cinéma, Jean-Luc Godard, gira in poche settimane “À bout de souffle”, film povero e improvvisato che rivoluziona il linguaggio del cinema con jump cut e riprese in strada. Con Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, Parigi diventa il simbolo della Nouvelle Vague. Oggi Linklater torna in quei luoghi ricostruendo in maniera filologica (e in bianco e nero) la genesi del film di Godard.